Scuola di alpinismo
Il primo germoglio della nostra Scuola di Alpinismo Franco Gessi è nato nel 1947: prendeva il nome di GAR, Gruppo Alpinistico Rocciatori, e aveva l'obiettivo di creare nei soci una mentalità e una cultura alpinistica e di migliorare il livello di preparazione tecnica. Nello stesso anno il Gruppo prese in consegna la Palestra di Roccia di Valle Santa Felicita, storica palestra di arrampicata che fece da tirocinio per molti grandi alpinisti (tra cui Lorenzo Massarotto).
Il Gruppo era allora capeggiato dal Rag. Giovanni Zorzi, memorabile alpinista del Cai Bassanese, direttore del primo corso di roccia (1947) e "scopritore" del sentiero alpinistico che percorre la Cresta di San Giorgio (ancora segnato da bolli rossi) a Solagna, località dopo Bassano del Grappa, lungo la Valsugana.

1892 - 2012
SEZIONE CAI DI
Vivere la montagna in modo gioioso e soprattutto in sicurezza è la proposta dell'Alpinismo Giovanile del CAI. L'ambiente montano è infatti il più idoneo per realizzare esperienze formative che aiutino i ragazzi a crescere sotto il profilo tecnico, culturale, umano e spirituale.
E’ l’anno 1990 quando nasce, all’interno della Sezione, il Gruppo 25. Attraverso il racconto di come si svolsero i fatti spieghiamo il perché di questa denominazione. All’epoca, due soci, Franco Bellotto e Antonio Bizzotto amici da sempre fin dai tempi dei banchi di scuola, si trovano con un passato per così dire alpinistico vale a dire avevano frequentato entrambi ambienti di montagna con escursioni di un certo impegno. Avevano cioè praticato l’ambiente curando principalmente l’aspetto tecnico tralasciando anche se involontariamente molti altri aspetti. A questo si aggiungeva anche il fatto di aver maturato almeno 25 anni di anzianità di iscrizione al Club Alpino Italiano e da qui nacque l’idea di fondare appunto il Gruppo 25.
Leggendo vecchie relazioni nell’archivio storico della nostra sezione si trovano cose davvero bizzarre, o almeno lo sembrano oggi.Certamente non lo erano quando sono state scritte: le partenza ancora con il buio erano cosa consueta, come lo erano i canti al ritorno, lo scambio di opinioni, i racconti delle proprie avventure e le promesse di rivedersi in sede o al massimo alla prossima gita. Oggi sorridiamo nel leggere tutto ciò e non vorrei che in quel sorriso ci fosse, inconsciamente, una specie di compassione per questi "poveri" alpinisti. Certamente le possibilità di spostamento non erano quelle di oggi: pochi mezzi pubblici, pochissime auto, tante biciclette. Ecco quindi che, fatta di necessità virtù, la "gita sociale" era l’occasione, a volte l’unica occasione, per andare in montagna.
GRUPPO SPELEO